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Archeologia industriale

 


© OPT / Alessandra. Petrosino

Fabbriche dimesse, miniere abbandonate, ex capannoni industriali ma anche capolavori dell’ingegneria e della tecnologia relativi a un recente passato fanno parte del ricco patrimonio di archeologia industriale di cui il Belgio va giustamente fiero.

 

E una visita a questi luoghi offre non solo un'interessante testimonianza di un passato recente ma è anche un'importante eredità per il futuro.
Merita una visita infatti il sistema del Ascensori idraulici del Canal du Centre (THIEU) che, alla fine dell’ ‘800 permetteva alle imbarcazioni di oltrepassare un dislivello di 17 metri. Oggi è incluso nel Patrimonio Mondiale Unesco, come anche il Grand-Hornu, sito storico: archeologia industriale ed esposizioni temporanee (HORNU), un imponente complesso minerario chiuso nel 1954, riconvertito in museo ed affiancato, nel 1989 dal 1989 nel MAC's, Musée des Arts Contemporains de la Communauté française de Belgique (HORNU) MAC’s.

 

La trasformazione in musei di siti archeo-industriali consente di cogliere al meglio il processo di integrazione fra memoria storica e nuove vocazioni culturali. Ed è quanto succede visitando gli attuali musei delle miniere come quello del Bois du Cazier: museo della Miniera, del Vetro e dell'Industria (MARCINELLE), a sud di Charleroi, che testimonia nella sala "Spazio 8 agosto 1956" il ricordo del tragico incidente di Marcinelle dove morirono 262 minatori tra cui molti italiani.   

 

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